La Tassa Sui Rifiuti TARI: Calcolo 2018, Cos’è e Guida al Rimborso.

La Tassa Sui Rifiuti TARI: Calcolo 2018, Cos’è e Guida al Rimborso.

La tassa sui rifiuti TARI, è il tributo che più ha sollevato contestazioni di recente, anche a seguito degli errori di calcolo compiuti da alcuni Comuni.

La tassa sui rifiuti Tari è una delle imposte più costose che torna di frequente all’attenzione dei contribuenti.

Con la circolare del 20 novembre 2017, il Dipartimento Finanze del Ministero dell’Economia, nell’intento di trovare una soluzione congrua, ha precisato i criteri corretti di calcolo della TARI, ai quali i Comuni devono uniformarsi.

I Regolamenti Comunali riportano le tariffe TARI per stabilire le quote dovute da ogni contribuente.

Cos’è la Tari 2018?

La tassa sui rifiuti solidi urbani nota anche come TARI è stata introdotta dall’art. 1, comma 639, l. 27 dicembre 2013 n.147. E’ una delle tre imposte che fanno parte della IUC, Imposta Unica Comunale, insieme all’IMU, tassa relativa al possesso degli immobili e alla TASI, che riguarda i servizi comunali indivisibili ( es. illuminazione).

Come si calcola la TARI 2018?

Secondo il DPR 158/99, la TARI ha costi fissi e costi variabili.

Nel calcolo dei costi fissi, per le utenze domestiche, si tiene conto della superficie calpestabile dell’abitazione e relative pertinenze coperte , risultante dai dati forniti da una visura catastale aggiornata e del numero dei componenti del nucleo familiare. Nel calcolo bisogna tenere conto anche della rendita catastale dell’immobile.

La quota variabile della TARI, invece, è determinata in relazione alla quantità minima di rifiuti prodotta da ogni componente del nucleo familiare ( Nel caso in cui non sia effettuata la misurazione dei rifiuti, si procede all’applicazione di uno specifico coefficiente di adattamento).

La circolare 1/DF del 20 novembre 2017, ha precisato che il calcolo della quota variabile TARI va effettuato una sola volta, considerando la superficie totale dell’utenza domestica.

La quota variabile è costituita da un valore assoluto, vale a dire da un importo che non deve essere moltiplicato per i metri quadrati di estensione dell’abitazione. Quindi, se nella somma da pagare per la TARI, risulta che l’Ente ha conteggiato tante volte la quota variabile in rapporto alle pertinenze (garage, cantina o soffitta etc…) si può determinate un aumento sproporzionato, che può far sorgere un diritto al rimborso.

I dati, nello specifico, sono indicati in apposita sezione dell’avviso di pagamento che riporta:

  • i dati catastali dell’immobile,
  • la superficie tassata,
  • il numero dei componenti,
  • la quota fissa e variabile suddivisa per ogni unità immobiliare.

E’ bene però, far valutare la questione ad un professionista, chiedendo una consulenza in materia.

Errore calcolo quota variabile TARI: indicazioni della circolare MEF

La circolare MEF ha precisato che, nel caso di errore nel calcolo della quota variabile TARI, il contribuente può richiedere il rimborso ma solo per le imposte pagate a far data dal 2014, cioè dal momento in cui la TARI è stata istituita.

La circolare MEF ha sottolineato altresì, che l’istanza di rimborso non può essere presentata nel caso in cui i Comuni hanno provveduto ad adottare un sistema di misurazione preciso dei rifiuti conferiti al servizio gestito dall’Ente pubblico.

Il termine per la presentazione dell’istanza di rimborso della TARI è di cinque anni a far data dal versamento e il Comune ha novanta giorni per pronunciarsi e 180 giorni per provvedere al rimborso.

Nell’istanza è necessario indicare:

  • tutti i dati che riguardano il contribuente;
  • l’importo totale pagato;
  • l’importo che deve essere rimborsato;
  • i dati relativi alla pertinenza che è stata fatta rientrare nel calcolo errato della quota variabile TARI.

I rimborsi TARI da parte dei Comuni devono essere corrisposti senza ulteriori costi per l’utente e ci si può servire dei moduli messi a disposizione sul sito della Codacons.

Per ottenere il rimborso, basta inviare al Comune una raccomandata con ricevuta di ritorno o una PEC, con intimazione a rimborsare l’importo versato in eccesso entro e non oltre 30 giorni.

Se il Comune risponde negativamente, ci sono sessanta giorni di tempo per proporre ricorso dinanzi alla Commissione Tributaria. Se invece, non si riceve risposta, il temine per il ricorso è di novanta giorni.

E’ fondamentale controllare tempestivamente che l’importo sia stato calcolato correttamente per evitare pretese creditorie ingiustificate da parte dei Comuni ed eventuali azioni esecutive in caso di mancato pagamento. Se nella bolletta, non è riportato il dettaglio dei costi, è possibile rivolgersi al Comune per ottenerlo.

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